domenica 6 dicembre 2009

SCIENZA ON THE ROAD "RINFRESCA"

A dicembre “Scienza on the Road” si veste di “festa” con un nuovo calendario di lezioni, nuove land da visitare e nuovi argomenti e docenti. Anche le locandine di dicembre sono tutte nuove, a cura di Romis Mazi. La 28esima tappa ad Astral Dreams ha visto la presenza della giovane Biancaluce Robbiani, collaboratrice della Linden Lab, creatrice, mentore e studentessa di medicina specializzanda in anestesiologia nella RL.
Anche l'anestesia, sia generale che locale, riflette un “trend” tipicamente contemporaneo: può essere spiegata attraverso internet e l'utilizzo di immagini elettroniche tridimensionali.
Sono ormai diversi anni che internet è diventato per la medicina un contesto in cui si condividono risorse e conoscenze tra enti ospedalieri e ricercatori. Un livello concreto di collaborazione raggiunto anche dall'Italian Resusciatation Council (www.ircouncil.it) che in internet scambia opinioni tra medici, come spiega Biancaluce Robbiani.
Il discorso di Biancaluce Robbiani è stato incentrato principalmente sull’anestesia generale, cioè agli «anestetici endovenosi a induzione». Anestetici che prevedono l'intubazione del paziente (rappresentato da un modello in scala tridimensionale) affinché la miscela di ossigeno e gas penetri in tutti i tessuti e gli organi durante la paralisi muscolare indotta dall'anestesia.
Cercando di minimizzare sui dettagli tecnici, poco agibili per un pubblico inesperto e probabilmente anche troppo emotivo se messo di fronte a immagini cruente, Biancaluce ha parlato della storia dell'anestesia (etimo coniato da Dioscoride, termine con cui indica l’«assenza di sensazioni) da primordi dell'uso degli anestetici, il 3.000 a.C.
Un lasso di tempo sufficiente in cui si sono potute organizzare conoscenze mediche sul paziente tramite rudimentali e inefficaci anestetici. Tutte le sostanze stupefacenti conosciute nel corso della storia sono state trasformate in anestetici dalla medicina.
Unica eccezione forse nell’antica Mesopotamia, dove non si somministravano unicamente sostanze stupefacenti. Come uno «Spock di Star Trek» - ironizza Biancaluce Robbiani - alle prese con i nervi del collo della persona che vuole liquidare, gli assiri mandavano il paziente in «coma da ischemia cerebrale comprimendo le carotidi ai lati del collo». Ciononostante in Mesopotamia erano diffusi nella medicina anche oppio, mandragola e cannabis, sostanze che appunto obnubilavano il paziente, «anche se in modo non molto efficace».
L’oppio e la mandragola sono usati in anestesiologia in maniera diffusa già dal 3000 a.C, ma è dal 2000 a. C che vengono scoperte nuove sostanze e abbandonate altre.
Degli “oppiacei” c’è diffusa citazione anche nella letteratura. Michele Scoto, alla corte di Federico II, citato da Dante nell’Inferno, consigliava una mestica di oppio e mandragola da far respirare al paziente. Simbolo di rappresentazione drammatica con Shakespeare, quando ne sottolinea l’importanza nel Machbeth: «né papavero, né mandragola né tutti i sonniferi del mondo potranno mai renderti il dolce sonno che ieri godevi».
L’etere (rimasto inutilizzato per diversi secoli) è scoperto casualmente dallo studioso del ‘500 Paracelso, mischiando assieme alcol e acido solforico. In termini medici - spiega ancora Biancaluce Robbiani- gli effetti della "strychnos toxifera", cioè il curaro, si conoscono a partire dal 1600 e derivano dalle conoscenze degli indios incontrati dai colonizzatori nella spettacolare foresta amazzonica.
È invece Andrea Vesalio il primo a utilizzare l’anestesia sugli animali e, soprattutto, a portare l’autopsia nelle aule delle università. Lo stesso sistema delle gradinate adottato negli atenei si deve a Vesalio, «metodo poi esportato dall’Italia ovunque». Secondo i canoni sociali del periodo, anche l’anestesia si doveva conformare ai precetti ecclesiastici. L’esempio lampante è quello di Galileo Galilei, le scoperte cui scientifiche subirono un drastico disconoscimento da parte della Chiesa.
La modernità degli anestetici risponde invece al nome di Horace Wells, lo scopritore delle proprietà anestetizzanti del protossido di azoto e del suo impiego nella odontoiatria. Ma anche protagonista della diatriba con William Green Morton, il suo assistente, per i diritti sottratti della scoperta scientifica. Motivo per cui Horace Wells diventerà successivamente sperimentatore del cloroformio, e anche dipendente, con effetti disastrosi sulla propria vita.
Il primo apparecchio di anestesia venne realizzato nel 1866; si trattava di una macchina in grado di regolare il dosaggio dei farmaci anestetici. L’impiego dell’intubazione per facilitare la respirazione del paziente si deve a un’epidemia di difterite, dove ai pazienti con problemi di faringe si praticava un’incisione sulla trachea.
L’intubazione del paziente è una reminiscenza di questo metodo di respirazione tracheale: anche durante la paralisi muscolare della cassa toracica, il paziente può respirare l’ossigeno misto azoto permeato dalla macchina fino ai tessuti periferici.

malvarose rembrandt (camross) & enne

venerdì 27 novembre 2009

I MISTERI SVELATI DELLA FIBRA OTTICA




“L'uomo cerca sempre di sviluppare le proprie capacità, senza mai pretendere di raggiungere la natura”



La fibra ottica non ha più segreti grazie alle lezioni del fisico Eleonora Porta che dalla land Currency ha sviluppato per intero l'argomento partendo dallo studio della luce, delle sue sorgenti e modalità di propagazione (grazie anche ad azzeccate domande ed esempi che hanno permesso al pubblico di interagire con la docente).


Appurato che la luce si propaga in linea retta, viaggia ad una velocità di 300 mila km al secondo, Eleonora Porta si è poi soffermata sulla velocità di propagazione in differenti materiali utilizzando due principi: la riflessione e la rifrazione; la riflessione si può osservare quando un raggio di luce colpisce la superficie di uno specchio tornando indietro esattamente con lo stesso angolo con cui ha inciso lo specchio mentre la rifrazione si può osservare immergendo un cucchiaino in un bicchiere mezzo pieno d’acqua.. Se la luce viaggia più velocemente nel vuoto che nell'aria, nell'aria che nell'acqua se ne è dedotto che l'indice di rifrazione sarà minore se la velocità è maggiore.

Eleonora Porta ha poi spiegato come nelle fibre ottiche la luce si propaghi attraverso principi ola realizzazione di un doppio vetro (nucleo e mantello): il raggio di luce indicente colpisce la superficie della fibra dall’interno e non esce all'esterno (l'angolo formato deve essere di 90 gradi pena la dispersione di energia) ma rimane confinato all'interno percorrendo cosi per tutta la lunghezza la fibra.


Sono state quindi presentate due sezioni trasversali e longitudinali di due tipologie di fibre ottiche attualmente in uso. Il primo tipo di fibra è il cosiddetto “step-index”, fibra multimodale, con percorsi a zig-zag limite con angoli di incidenza riflessa superiori all’angolo limite. In questa tipologia di fibre ottiche aumenta la dispersione modale, cioè gli impulsi luminosi se non sono inviati al di sotto di una certa frequenza interferiscono l’uno con l’altro. Questo fenomeno equivale a un disturbo, un rumore che può modificare i dati inviati nella fibra dalla sorgente luminosa.


Il secondo tipo di fibra è denominato a “indice graduale” “graded index”ed è composto da diversi strati per cui l’indice di rifrazione diminuisce con gradualità e non in modo brusco come nelel “step index”; vengono descritti dei percorsi elicoidali. . Questo tipo è ancora relativo alle fibre multimodali in quanto sono diversi i modi, i percorsi di propagazione all’interno delal fibra..


Nelle fibre monomodali invece vi è un solo modo, un solo percorso coassiale alla fibra stessa e quindi assenza di dispersione modale.

La dimensione del nucleo di una singola fibra monomodale è di 10 milionesimi di metro (10 micron) mentre per fibre multimodali sale a circa 50 micrometri.


Se volessimo usare un criterio di selezione, fra queste due tipologie di fibre ottiche, in base alla velocità di trasmissione dei dati, le fibre monomodali con piccolo diametro sono le migliori.
Nonostante ciò, il segnale luminoso subisce sempre una certa dispersione non più dovuta ai diversi percorsi ma a causa della “dispersione cromatica” ovvero ritardi di propagazione pe ri diversi colori dello spettro luminoso elettromagnetico nel visibile.


Quindi si avrà dispersione anche nelle fibre monomodali, oltre a fenomeni di perdite di potenza ottica dovute ad esempio ai alle impurità presenti nel cavo colpite dal raggio luminoso.


Nelle telecomunicazioni non vengono impiegate tutte le lunghezze d’onda della gamma dell’infrarosso, ma solo le lunghezze d’onda comprese in tre finestre che si aggirano nell’intorno di 850, 1300 e 1550 nanometri.



Nella parte finale della conversazione, Eleonora Porta ha proposto la costruzione in scala di un modello tridimensionale 3D di fibra ottica fornendo le misure ed i trucchetti realizzativi per crearla.
Malvarose (camros) & Enne

lunedì 9 novembre 2009

INTERVISTA A TALETE FLANAGAN: UN FISICO 'ON THE ROAD'


Talete Flanagan ama le scommesse, d’altra parte fanno parte del mondo della fisica e lui è un fisico anche nella RL. Qui sul Metaverso ha deciso di dare battaglia ad un luogo comune: la fisica è una materia che si studia alle superiori e che viene archiviata, assieme a pochi e vaghi ricordi, in qualche baule assieme ad altri libri di testo vari. Gli piace dire «La fisica ha un pregio nascosto: può essere anche facile e divertente». Si può parlare di fisica su Second Life o la massima aspirazione di un avatar è dimenarsi su una pista da ballo o fare camping in qualche land desolata? La fisica è un argomento attuale e soprattutto è spendibile su SL? Talete, dopo aver creato il gruppo no-profit “Second Physics” ha lanciato i suoi dadi e in numeri sono usciti vincenti anche grazie ad un incontro fondamentale, quello con Giovanna Delphin e Majorie Fargis che sulla land Immersiva stavano già portando avanti un loro programma di promozione culturale ed artistica.
Ne è nato un connubio che ha dato vita a “Scienza on the Road”, un viaggio affascinante nel mondo della scienza portato di land in land ogni volta con un relatore diverso, ad un pubblico diverso, ogni volta con una capacità ricettiva diversa. Fino ad ora l’esperienza ha funzionato ed i risultati stanno arrivando.



1. Talete certi progetti non si improvvisano dal nulla. Quale esperienza del passato avete speso in questo “Scienza on th e Road”?
“Second Physics” è nato per diffondere la cultura scientifica e la fisica, in particolare su Second Life. Alle spalle abbiamo un’esperienza di cinque anni di web con divulgazione ed educazione scientifica attraverso il sito www.scienzapertutti.it. Tuttora questo sito, anche se non è più implementato con costanza, registra ancora 2 mila accessi al giorno. Non è un prodotto “istituzionale”, ma è nato in seno alla comunità di ricercatori dell’Istituto di Fisica Nucleare, una sfida che pensiamo vinta. Poi abbiamo coordinato il progetto Europeo CRESCERE che consentiva agli studenti di Italia, Portogallo e Romania di gestire apparati di grandi laboratori di ricerca via internet. Ora è il tempo di Second Life.
Una sfida molto difficile, basta confrontare il complesso delle attività scientifico-culturali nelle comunità italiane in SL con quelle delle comunità anglosassoni o giapponesi. Un vero deserto.
Un primo progetto a cui abbiamo dato vita lo scorso anno è stato “Adventure in SL” una collaborazione con il consorzio delle Biblioteche dell’area laziale, una commistione tra reale e virtuale. Un gruppo di persone in RL erano guidati da un inviato speciale in SL che portava a visitare luoghi particolare, come l’isola di Genoma o la Nasa, portandoci alla scoperta delle varie istallazioni. Oltre a luoghi di interesse scientifico abbiamo anche fatto tappa in luoghi della cultura ed arte come la Cappella degli Scrovegni e la Cappella dei Musei Vaticani dove siamo stati guidati da veri architetti. Poi con Marjorie Fargis e con Giovanna Delphin, che ha apportato la creatività e la capacità organizzativa di Immersiva, abbiamo varato un ciclo di 10 lezioni sui principi della fisica moderna dedicato alle extradimensioni (stringhe, struttura della materia), a cui seguirà l’anno prossimo un corso breve sui raggi cosmici.

2. È difficile parlare di fisica al pubblico non specializzato oggi in Italia?
In un certo senso dobbiamo “ringraziare” di questa situazione la frattura che venne creata da Croce, il quale concepì una divisione tra cultura e scienza, considerando quest’ultima avulsa dalla cultura. Una posizione questa contraria alla teoria di Vico che invece parlava di integrazione. Questo retaggio purtroppo ce lo siamo portati avanti fino ad oggi, per quanto riguarda la cultura scientifica siamo analfabeti e non ci sono molti narratori scientifici italiani, uno spazio di divulgazione spesso occupato da singole personalità il cui lavoro spesso si scontra.
Io penso sia compito dello scienziato non solo fare la scienza, ma anche raccontare la scienza ponendosi al livello dell’interlocutore, chiunque esso sia: studente del liceo, professionista, casalinga.
Il nostro obbiettivo è chiaramente divulgativo e questa esigenza è stata supportata dall’azione congiunta con Giovanna e il suo gruppo di Immersiva che ha una grandissima conoscenza di Second Life ed è molto inserita nella comunità degli owner. Scienza e creatività possono andare insieme e creare qualcosa di veramente unico come il progetto “Scienza on the road”. Si tratta di un’idea pionieristica perché è itinerante di land in land ed ogni volta ci proponiamo ad un pubblico differente, a volte con più seguito a volte con meno. Il web è generalista, in SL invece l’avatar gira per poche land, se trova quella che gli piace si ferma e non va oltre, così si creano comunità specialistiche ed abbastanza ristrette. L’importante è quindi non trovarsi a lavorare sempre con le stesse 15-20 persone, ma andare a cercarsi il pubblico, portare in giro la scienza. In questo progetto ci sono almeno tre elementi di forza indiscussa: l’innovazione comunicativa itinerante, un gruppo di docenti di grandi capacità didattiche già ampiamente sperimentate in SL, il cui entusiasmo trova coronamento nella condivisione progettuale creativa ed infine il programma. Dixit Writer, Marjorie Fargis, Giliola Allen, Eleonora Porta ed io teniamo conversazioni su vari temi dalla narrativa scientifica all’astronomia, dalla matematica, all’ottica e alla fisica. A questi docenti si affiancheranno nei prossimi mesi esperti quali: Intelliverso Barbosa, Biancaluce Robbiani ed altri ancora. Infine un valore aggiunto inatteso sta nel fatto che il progetto è stato preso “sotto tutela” dal un efficiente ufficio stampa che Marjorie ha creato dal nulla in pochissimo tempo.

3. Dalle sue parole emerge una grande fiducia nel potere “mediatico” di Second Life…
Sì è vero, la forza di Second Life sta nel fatto che è un luogo virtuale dove il tempo è come dire, tiranno, ci vuole del tempo per praticarlo, ci vuole interazione per incontrare le persone e per dialogare. Infatti l’età media dei fruitori di SL è più alta di quella delle chat sul web, è una scelta più raffinata, non è una semplice chat e poi ovviamente è più costosa. Tutto quello che è rapporto di comunicazione è esaltato e facilitato. Riflettendoci un po’ su, l’uso dell’avatar non è in realtà un mascheramento ma un disvelamento, in SL si mostra sia coscientemente che inconsciamente quel qualcosa che forse non è evidente nella nostra RL e questo rende più immediato e bilanciato il processo di comunicazione.

4. Con la scienza su SL siete sempre “sulla strada”, ma avete una “casa” dove tornare ogni tanto?

Certo, la nostra “casa” si chiama “Second Physics” come il gruppo, la nuova land che abbiamo occupato da poco e che è in fase di ristrutturazione. Tra le varie novità che si possono incontrare venendoci visitare, oltre partecipare ai nostri giochi e quiz a premi, ci sarà il “Museo dell’Illusione” con tutta la parte del progetto sulle illusioni ottiche che oltre ad essere spiegate sono anche “materializzate” grazie alla costruzione di oggetti dai membri del nostro gruppo. I giapponesi sono molto più avanti di noi in questo campo, riescono a creare illusioni colorate dove oltre alla percezione del colore i disegni sembrano anche muoversi.

5. Qual è il suo giudizio su questa prima fase di lavoro “in strada”?
Quando con Giovanna facciamo il punto e confrontiamo le nostre valutazioni, spesso ci scontriamo – anche duramente - su aspetti specifici e priorità di prospettive. Il progetto che porta la “scienza sulla strada” non nascondiamo sia complicato e molto più impegnativo, specie dal punto di vista organizzativo, del previsto. Ma ciò è compensato dal successo che sta raccogliendo, dalle land che si mettono in fila per un nuovo turno, dai messaggi dei partecipanti ai nostri incontri, dal loro seguirci nel nostro nomadismo, dal loro associarsi al nostri gruppi che hanno nel totale superato i 600 iscritti in pochi mesi. Il nostro giudizio quindi non può che essere positivo: un progetto di successo, ricco di gratificazioni per gli organizzatori e per i docenti.

6. Cosa bolle in pentola nel prossimo futuro nei suoi progetti su SL?
Il calendario di incontri copre attualmente fino a dicembre, la mia proposta è che vada avanti almeno fino a marzo 2010 o addirittura senza limite con un reclutamento di altri docenti ed esperti
In questa prima fase abbiamo mantenuto contenuto il numero dei docenti. Si tratta in tutti i casi di docenti qualificati anche in RL e tutti, tranne uno, già noti ed apprezzati per la loro attività divulgativa ed educational in SL. Il debuttante Dixit, che ce l’ha fatta alla grande. Un grande successo tra il pubblico e di apprezzamento da parte dei suoi colleghi. Nella fase successiva, se il progetto si espanderà come prevedo, dovremo necessariamente integrare altri esperti “certificati”, ma con prudenza. Molti infatti si proclamano in SL docenti anche se non hanno un retroterra culturale reale. In questo siamo molto attenti.
Un altro grande progetto, di cui posso anticipare solo poco è che porteremo su SL grandi nomi, scienziati, soprattutto fisici, che hanno fatto la storia. Come? In un modo innovativo, anche se non è una novità assoluta, infatti al Teatro della Villette (la città della scienza di Parigi) va in scena da anni uno spettacolo in cui la protagonista è Madame Curie. Teatralizzeremo la scienza attraverso uno spettacolo che parlerà di fisica, filosofia e politica. Un attore interpreterà lo scienziato immerso nel suo tempo storico, una interpretazione biografica personale e politica. Stiamo già pensando che il primo personaggio potrebbe essere Ettore Majorana

malvarose rembrandt (camross)

giovedì 22 ottobre 2009

DA NEWTON AL BIG BANG


Immersiva e Second Physics hanno presentato la quindicesima tappa di “scienza on the road” con Intelliverso Barbosa ed un incontro a Merkabaland dal titolo "Il Big Bang e i suoi Amici".
Dunque un nuovo esperimento mediatico a cura di Second Physics e Immersiva che, dipanandosi attraverso le biografie dei protagonisti di questo ramo della scienza, ha trovato il proprio epicentro divulgativo proprio nella storia della teoria del Big Bang.
L'incipit di Intelliverso Barbosa è assolutamente "rigenerativo" per il pubblico presente all'evento: condensare la storia dell'universo in un periodo ipotetico di 12 mesi, un voler dare fin da subito un'idea astratta delle proporzioni temporali che entrano in gioco quando si parla di storia dell'universo.
Allora sarebbe possibile, nell'arco di questo anno ipotetico, assistere alla formazione della via lattea nel mese di aprile e all'apparizione dei dinosauri il 30 dicembre.
Certo, praticamente un po’ come usare il teletrasporto su Second Life e trovarsi il 31 dicembre del 1678 alla pubblicazione dei “Principi matematici della filosofia naturale” di Isaac Newton, uno dei pilastri della fisica gravitazionale e poi catapultarsi in avanti nel 1915 quando Albert Einstein introduce la "teoria della relatività" e getta alle ortiche parte del passato sostenendo che non è la gravità a spostare la massa, ma viceversa è lo spazio-tempo che deforma la massa.
Newton, Einstein sono solo due dei nomi illustri che popolano la lezione-conversazione di Intelliverso che tocca anche la visione teorica di Aleksandr Fridman, il fisico che nel 1922 risolve l'equazione di Einstein, la cosiddetta "costante cosmologica", contribuendo a demolire l'egemonica teoria della staticità dell'universo assieme al prete belga e cattolico Georges Lemaitre, il quale, nel 1927, introduce la teoria dell'universo in espansione e ne stima l'età intorno ai 13-15 miliardi di anni, in accordo con l'attuale datazione.

Ma il nostro teletrasporto freme ed eccoci nei “tempi moderni” alle prese con Edwind Hubble, protagonista cruciale, nel 1931, della transizione teorica verso l'universo in espansione. Hubble trova cittadinanza presso l'osservatorio astronomico di Monte Wilson, negli Stati Uniti e durante le sue osservazioni emerge, quasi una sorta di miraggio date le basse risoluzioni dei telescopi di quegli anni, una variazione polarizzata verso il rosso oppure il blu, nello spettro delle nebulose.
Nasce così la "legge di Hubble": allontanandosi dalla sorgente la frequenza luminosa si abbassa e tende al rosso, avvicinandosi a essa invece tende al blu.
Il viaggio nel tempo non finisce qui. Con il teletrasporto cerchiamo adesso un altro talento di queste discipline.
Siamo nel 1948 e Georgy Gamov è di fondamentale interesse in questo contesto perché mette a punto la teoria del Big Bang "caldo" in espansione. Gamov teorizza cioè come con il Big Bang si sono formati tutti gli atomi partendo dal più semplice (idrogeno), includendo progressivamente tutti gli altri elementi più pesanti, arrivando alla conclusione che l'onda di calore primordiale deve essere ancora visibile. E come nell'effetto “doppler” riscontrato nella legge di Hubble, la radiazione residua che permea lo spazio dimostra l'espansione dell'universo.
L'ultima tappa della nostra escursione è nel 1965, l'anno in cui viene confermata per la prima volta la teoria del Big Bang con l'ausilio di un radiotelescopio.
Durante l'esame di una supernoma, Arno Penzia e Robert Wilson rilevano un rumore di fondo che non sono in grado di cancellare e decidono così di studiare questa radiazione di fondo. Temperatura e radiazione sono intimamente connesse e il loro studio li porterà a confermare empiricamente la teoria del Big Bang. Riceveranno entrambi il premio Nobel nel 1978.

malvarose rembrandt (camross) & kestrel destiny

lunedì 28 settembre 2009

PIEGARE LA LUCE

Articolo di Ethel Holmer
PIEGARE LA LUCE












Avete mai provato a piegare la luce?
Ma, soprattutto, è possibile?
E a cosa serve?

Se ne è parlato lunedì 28 settembre a Essenza Italia, alla sesta tappa di "Scienza on the road", progetto di SecondPhysics ed Immersiva, che si propone di diffondere la cultura all'interno di Second Life e di divulgare materie scientifiche attraverso un tour itinerante in varie land.
Componente essenziale di questo progetto è il pubblico, anche lunedì gli avatar sono accorsi numerosi per assistere alla lezione di Eleonora Porta, che con semplici e mirate domande li ha coinvolti, interagendo con loro, fino a portarli alle spiegazioni finali.
E' stato un vero e proprio viaggio alla scoperta delle fibre ottiche, che si utilizzano nelle più recenti applicazioni delle telecomunicazioni, perché garantiscono qualità, in termini di velocità di trasmissione e bassa attenuazione dei segnali.
La base di tutto è la luce, ma quali sono le sue sorgenti? Quelle naturali, come il sole, e le artificiali, come lase-pointer, torce o lampadine. La luce si propaga in linea retta, è questa la sua direzione.

Ma è poi sempre vero? In realtà no.
Se una persona, magari di fretta, deve portarsi dal punto A al punto B potrebbe constatare che il percorso in linea retta non è sempre percorribile: potrebbe incappare in ostacoli e dovrebbe aggirarli, ideando percorsi alternativi, per arrivare al suo obiettivo.
La luce, che ha fretta anch'essa di arrivare all'obiettivo, sceglie il percorso col minimo tempo di percorrenza.

L'obiettivo potrebbe dunque non essere quello di farle fare un percorso in linea retta, ma di convogliarla, a seconda dell'utilità.
Eleonora Porta ha spiegato quali ostacoli può incontrare la luce tanto da deviare dal suo percorso. Illuminante è il fenomeno della rifrazione. Posizionando una cannuccia dentro un bicchiere d'acqua mezzo pieno, si vedrà integra per la parte che resta nell'aria, e piegata quella immersa nell'acqua.

Ciò accade perché aria e acqua sono due mezzi diversi attraverso i quali viaggia la luce, ed in cui anche la velocità della luce è diversa. La luce nell'aria, che è simile al vuoto, ha una certa velocità, maggiore di quella che ha nell'acqua, dove incontra più resistenza.
v = C / n
L'indice di rifrazione (n) nell'aria, quindi, è minore di quello nell'acqua, e la velocità aumenta.
Esistono dunque due mezzi, aria e acqua, separati da una superficie; la luce, che l'attraversa, avrà una diversa inclinazione. E ancora: la luce è più veloce nel vetro o nel vuoto? Anche qui, mezzi diversi, ma nel vuoto è più veloce, anzi il massimo in fatto di velocità.

Ed ecco la spiegazione su come funziona la propagazione in fibra ottica, che è fatta di vetro (silice): il raggio, passando da un mezzo con indice di rifrazione con valore maggiore a quello con valore minore, si piega andando verso la superficie di contatto, ma non esce dal primo vetro, anzi vi rimane confinato, creando un angolo a 90°.
Facendo delle sezioni trasversali e longitudinali della fibra ottica infatti, ci accorgeremo che è composta da due cilindretti di vetro, una parte centrale detta nucleo, ed una parte attorno, il mantello: nucleo e mantello sono fatti in modo da far rimanere la luce all'interno del nucleo, conservando la potenza ottica originaria poichè l'energia vi rimane confinata: ecco che la luce è stata piegata, convogliata, in modo da contenere il suo raggio all'interno della fibra.
Bisogna far sì che il raggio incidente colpisca la superficie di separazione tra i due mezzi con un angolo particolare, chiamato angolo limite che produce tra la perpendicolare e dil raggio rifratto un angolo di 90°, altrimenti parte della luce uscirà dal nucleo verso il mantello e si avrà una perdita di potenza ottica.
Ci sono diversi tipi di fibra, quella multimodale, con un nucleo da diametro più grande, e la monomodale, con nucleo dal diametro minore (10 microm), che è anche la dimensione ottimale per la fibra ottica, perché la luce, muovendosi in uno spazio limitato, farà pochi percorsi, avrà pochi "modi" di percorrenza e, facendone meno, gli impulsi si disperderanno molto meno arrivando quasi contemporaneamente in fondo alla fibra.
Anche la velocità sarà maggiore nella fibra monomodale, perché il nucleo stretto diminuisce anche la dispersione modale, che altro non è se non un effetto che produce interferenza intersimbolica tra due impulsi molto vicini, limitando la frequenza con cui possiamo immettere questo treno di impulsi di luce che trasporta informazione.
Ecco che la trasmissione di informazione avviene attraverso le fibre ottiche, anche se il segnale che si propaga nelle telecomunicazioni non è esattamente la luce, ossia la radiazione visibile, ma la radiazione nell'infrarosso.
In ultimo Eleonora Porta ha voluto lanciare la sua sfida a builder e scripter presenti: creare una fibra ottica all'interno di Second Life, cimentarsi con modellini e chissà, magari riuscire a migliorarla.


La sfida è lanciata:chi riuscirà a piegare la luce all'interno del metaverso?

Ethel Holmer
blogger , residente di SL
ed utente , ex-moderatore del sito SecondLifeItalia.com

giovedì 24 settembre 2009

SCIENZA E LETTERATURA


Prosegue con successo il viaggio di “Scienza on the road” il progetto itinerante organizzato da Second Physics ed Immersiva per portare la Scienza nel maggior numero di land di Second Life.
Il progetto è volto alla divulgazone di materie scientifiche tra i residenti del Metaverso e si propone di raggiungerli attraverso conversazioni di breve durata - un'ora e trenta circa – durante le quali i docenti interagiscono col pubblico e lo coinvolgono alla scoperta di argomenti curiosi e stimolanti. I vari relatori affrontano gli argomenti in maniera semplice e divertente in modo da essere apprezzati da qualsiasi tipo di spettatore.
Astronomia, Fisca, Matematica e molto altro...alla portata di tutti!

Giovedì scorso, nella land Roma Centro, Marjorie Fargis ha parlato delle connessioni tra letteratura e scienza.
L’America depressa degli anni Trenta è la matrice culturale ed identificativa della fantascienza che ha il privilegio di essere un genere letterario universalmente accettato.
Non è una coincidenza, ma precursore di questa narrativa di genere fantascientifico è il romanzo scientifico inglese, evidenza archeologica di un’impronta vittoriana nel bel mezzo del positivismo ottocentesco che allude alla natura perturbata del proprio tempo. Figure storiche nella letteratura scientifica e vittoriana sono i macabri revival anatomici di Mary Shelley, "Frankenstein", le promesse extradimensionali di Edwin Abbott con "Flatlandia", le performance sovversive di Stevenson con "dottor Jekyll e signor Hyde" e le compressioni temporali di Wells ne "La macchina del tempo". Questo periodo si connota per una nuova libertà soggettiva nello scrivere in cui la scienza, intesa come disciplina estranea alla narrativa, prevale e si infiltra nella letteratura, presenza immediata e ingenua in romanzi non fantastici che trattano di essa. Storicamente fluida, la scienza predicata nelle discipline letterarie è rintracciabile anche nell’Inghilterra elisabettiana di Shakespeare, come dimostrato nel dialogo tra Gloucester e Edmondo del Re Lear, dove le eclissi del sole e della luna non lasciano presagire nulla di buono, oppure nella nouvelle vague di Erich Rohmer, dove il raggio verde è espediente sia scientifico che narrativo; è poi subordinazione cinematografica a "Le Rayon Vert" di Jules Verne e ancora argomento del “Re del mare” di Emilio Salgari, bollettino di un fenomeno atmosferico che si mescola con il panorama letterario e cinematografico. Tutte costruzioni letterarie che tendono all'enciclopedico - come le grandi scansioni temporali e postmoderne di Italo Calvino in "Priscilla", "Zio Petros e la Congettura di Goldbach", di Doxiadis Apostolos, segregazione matematica di uno studente inconsapevole dall'inesplicabilità del teorema – sono tematizzate attorno alla dimensione scientifica del sapere.
Ai giorni nostri la ricetta editoriale vincente de “il Codice da Vinci” di Dan Brown deve moltissimo in termini narrativi e fantasiosi ai suoi illustri antenati.

By Enne Adder
& MalvaRose Rembrandt (camross)

venerdì 18 settembre 2009

LEZIONI DI ASTRONOMIA


La scienza spesso evoca qualcosa di ostico da comprendere, riservato a pochi, destinato al chiuso delle aule universitarie o dei laboratori di ricerca. La sfida di portare la scienza sulla strada ed in mezzo alla gente era grande e ancora di più se questo passo veniva fatto su Second Life. Eppure lezione dopo lezione i risultati sono venuti e questa impresa sembra essere riuscita grazie agli sforzi congiunti di Immersiva, Second Physics e SL Art ed il coinvolgimento di professionisti quali Talete Flanagan, Dixit Writer e Marjorie Fargis che in RL sono rispettivamente un fisico, un laureato in astronomia ed una scrittrice.
L’ultimo appuntamento in ordine di tempo è stato sulla land di Porto Cervo dove Dixit Writer ha parlato di astronomia davanti ad un pubblico attento e partecipe. Nella RL Dixit, trevigiano doc, è laureato in astronomia e ha spesso condotto lezioni per studenti e appassionati presso la sala multimediale di un planetario con veri telescopi. Inoltre ha alle spalle alcuni anni di insegnamento nelle scuole superiori.
Dixit si è soffermato a parlare del pianeta terra, le dimensioni, la forma e la posizione che occupa nello spazio, comparandolo al suo satellite: la luna. Si è quindi addentrato a parlare della rotazione della terra attorno al proprio asse (che determina l’alternarsi giorno/notte) e la rivoluzione attorno al sole che determina l’anno. Ha poi raccontato come sia possibile misurare il diametro della terra anche in modo empirico, così come facevano gli antichi, usando una semplice regola geometrica che consiste nel misurare l’altezza di un albero e la lunghezza della sua ombra.
Andando in un altro luogo, ad un’altra latitudine, cambia la lunghezza dell’ombra dell’albero. Se conosciamo la distanza tra i due luoghi e costruiamo virtualmente due triangoli simili riusciamo a calcolare il raggio terrestre (facendo la proporzione tra i lati dei due triangoli).
Durante la chiacchierata sulla land di Porto Cervo risalto è stato dato anche a come si formano le stagioni e perché durante l’estate fa calco e d’inverno freddo. Tutto ciò dipende dall’inclinazione dei raggi solari. Dixit ha toccato anche un argomento complesso come quello dei solstizi ed equinozi e la processione degli equinozi. Quest’ultimo è il cambiamento della forma dell'orbita e dell'inclinazione dell'asse terrestre nel corso dei secoli in seguito all'interazione con al forza di attrazione di luna e sole. L’asse terrestre indica sempre la stessa direzione nello spazio, in particolare la stella polare, ma col passare dei secoli cambia e descrive in cielo un cerchio. La processione quindi è uno spostamento dei parametri orbitali della terra.
Il viaggio nel magico mondo degli astri si è concluso con numerose domande poste dal pubblico presente.
Se volete approfondire maggiormente gli argomenti potete seguire il prossimo incontro con Dixit che si terrà venerdì 2 ottobre sulla land di Essenza Italia.

By MalvaRose Rembrandt (camross)

martedì 8 settembre 2009

Matematica e Creatività


"Creatività e matematica": un connubio che non a tutti salta agli occhi immediato.

Il progetto Scienza on the road nasce proprio per promuovere materie di carattere scientifico su Second Life, dove la creatività trova libero sfogo.

E' un progetto itinerante, toccherà tutte le comunità italiane, e lunedì 7 settembre era alla Land Alchimia, dove giliola Allen ha incantato la folta platea di avatar coi suoi enigmi matematici, interagendo col pubblico e dando vita ad un'affascinante conversazione scientifica, per dimostrare che giocando si apprende, ed anche gli argomenti

più ostici diventano divertenti e alla portata di tutti.

Scienza on the road è un progetto nato dall'inventiva dei gruppi SecondPhysics e Immersiva: ne fanno parte giovanna Delphin, Talete Flanagan, Merlino Mayo e Dixit Writer, e si esprime attraverso eventi, arte, musica e percorsi educativi virtuali.

"La matematica scolastica è spesso considerata fredda e razionale - ha detto giliola Allen - eppure l'arte si lega

alla matematica". Prova ne siano i frattali.

Cosa sono? La definizione più semplice è una figura geometrica in cui un motivo identico si ripete su scala continuamente ridotta.

Ciò vuol dire che ingrandendo la figura si otterranno forme ricorrenti e ad ogni ingrandimento appariranno nuovi dettagli.

Contrariamente a qualsiasi altra figura geometrica un frattale, invece di perdere dettaglio quando è ingrandito, si arricchisce di nuovi particolari.

Giliola ha mostrato numerose textures per dare un'idea più precisa: le figure realizzate coi frattali esplodonoletteralmente in mille particolari e mille colori. Tante opere su Second Life sono state realizzate in questo modo,moltissimi artisti ne fanno largo uso.

In questo modo si sviluppa la creatività di ognuno. E qui è stato chiesto il primo intervento al pubblico, una definizionedi creatività.

Alcune definizioni sono state illuminanti. E' stato detto "La creatività è il creare con il noto e dare significato nuovo all'insieme di cose note", oppure "Dare forma alle proprie emozioni", e ancora "Irrazionalita' espressa con raziocinio".

La definizione data da giliola Allen è stata "collegare vecchi concetti in modo nuovo; produrre idee.

E' una delle nostre facoltà mentali, che spesso dimentichiamo di utilizzare, ma siamo tutte persone creative".

Per dimostrare la sua tesi, il primo test creativo sottoposto al pubblico è stato "La stella nascosta", di Samuel Loyd, uno dei più grandi maestri di giochi matematici. E' stato mostrato un pannello che riproduceva un insieme a prima vista caotico di angoli grigi e bianchi: eppure, nel caos, è nascosta una stella a 5 punte, perfetta.

C'è chi riesce a trovarla in pochi minuti, chi in ore, chi in due giorni, e c'è chi non la trova mai.

Una volta individuata però, non si perde più nell'insieme caotico: la stella rimane visibile per sempre negli occhi di chi l'ha trovata.

La platea di Alchimia si è cimentata con entusiasmo e alcuni, sorprendentemente bravi, hanno comunicato in IM la soluzione a giliola. Altri hanno impiegato molto più tempo, altri ancora hanno rinunciato, non senza rabbia.

Altro test creativo, l'esercizio dei 9 punti: 9 pallini, disposti su tre file, tre per ogni fila, da unire con 4 linee rette senza toccare lo stesso punto due volte, e senza staccare la penna dal foglio, o il mouse dallo schermo, in questo caso. Qui giliola Allen è stata più magnanima che non con la stella nascosta, ed ha fornito in tempo reale la soluzione.

L'esercizio dei 9 punti invita a uscire dagli schemi, ha detto: quando siamo piccoli siamo molto creativi, poi diventando grandi ci confiniamo entro certi schemi, entro certe regole, e alla fine ci limitiamo.

E ancora, è stato chiesta la differenza tra creatività e fantasia. Se la creatività è un'arte, che si esprime attraverso l'unione di fantasia e realtà, dando forma ad un pensiero, alla libertà di esprimersi, distaccandosi dal quotidiano, modificando anche la realtà, la fantasia è invece un'invenzione, è immaginazione, un'astrazione impossibile.

Alla fine, ha spiegato giliola Allen, la creatività è comunque reale, e proprio per questo limitata, nel senso più stretto del termine, proprio perché necessità di praticità. La fantasia invece rimane quasi sempre un pensiero.

Affascinante anche la definizione di persona creativa fornita da giliola: è, tra le altre cose, una persona energica, ingegnosa, indipendente, appassionata, esigente con se stessa, curioso, dinamico, audace, meticolosa, anticonformista, risoluta, instancabile.

Ma quanti tra noi non si riconoscono in almeno alcune di queste definizioni? In ciascuno di noi, quindi, può davvero nascondersi un creativo.

Ethel Holmer



foto a cura di Thorrens Emmons e Ladyw hyun

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