domenica 6 dicembre 2009

SCIENZA ON THE ROAD "RINFRESCA"

A dicembre “Scienza on the Road” si veste di “festa” con un nuovo calendario di lezioni, nuove land da visitare e nuovi argomenti e docenti. Anche le locandine di dicembre sono tutte nuove, a cura di Romis Mazi. La 28esima tappa ad Astral Dreams ha visto la presenza della giovane Biancaluce Robbiani, collaboratrice della Linden Lab, creatrice, mentore e studentessa di medicina specializzanda in anestesiologia nella RL.
Anche l'anestesia, sia generale che locale, riflette un “trend” tipicamente contemporaneo: può essere spiegata attraverso internet e l'utilizzo di immagini elettroniche tridimensionali.
Sono ormai diversi anni che internet è diventato per la medicina un contesto in cui si condividono risorse e conoscenze tra enti ospedalieri e ricercatori. Un livello concreto di collaborazione raggiunto anche dall'Italian Resusciatation Council (www.ircouncil.it) che in internet scambia opinioni tra medici, come spiega Biancaluce Robbiani.
Il discorso di Biancaluce Robbiani è stato incentrato principalmente sull’anestesia generale, cioè agli «anestetici endovenosi a induzione». Anestetici che prevedono l'intubazione del paziente (rappresentato da un modello in scala tridimensionale) affinché la miscela di ossigeno e gas penetri in tutti i tessuti e gli organi durante la paralisi muscolare indotta dall'anestesia.
Cercando di minimizzare sui dettagli tecnici, poco agibili per un pubblico inesperto e probabilmente anche troppo emotivo se messo di fronte a immagini cruente, Biancaluce ha parlato della storia dell'anestesia (etimo coniato da Dioscoride, termine con cui indica l’«assenza di sensazioni) da primordi dell'uso degli anestetici, il 3.000 a.C.
Un lasso di tempo sufficiente in cui si sono potute organizzare conoscenze mediche sul paziente tramite rudimentali e inefficaci anestetici. Tutte le sostanze stupefacenti conosciute nel corso della storia sono state trasformate in anestetici dalla medicina.
Unica eccezione forse nell’antica Mesopotamia, dove non si somministravano unicamente sostanze stupefacenti. Come uno «Spock di Star Trek» - ironizza Biancaluce Robbiani - alle prese con i nervi del collo della persona che vuole liquidare, gli assiri mandavano il paziente in «coma da ischemia cerebrale comprimendo le carotidi ai lati del collo». Ciononostante in Mesopotamia erano diffusi nella medicina anche oppio, mandragola e cannabis, sostanze che appunto obnubilavano il paziente, «anche se in modo non molto efficace».
L’oppio e la mandragola sono usati in anestesiologia in maniera diffusa già dal 3000 a.C, ma è dal 2000 a. C che vengono scoperte nuove sostanze e abbandonate altre.
Degli “oppiacei” c’è diffusa citazione anche nella letteratura. Michele Scoto, alla corte di Federico II, citato da Dante nell’Inferno, consigliava una mestica di oppio e mandragola da far respirare al paziente. Simbolo di rappresentazione drammatica con Shakespeare, quando ne sottolinea l’importanza nel Machbeth: «né papavero, né mandragola né tutti i sonniferi del mondo potranno mai renderti il dolce sonno che ieri godevi».
L’etere (rimasto inutilizzato per diversi secoli) è scoperto casualmente dallo studioso del ‘500 Paracelso, mischiando assieme alcol e acido solforico. In termini medici - spiega ancora Biancaluce Robbiani- gli effetti della "strychnos toxifera", cioè il curaro, si conoscono a partire dal 1600 e derivano dalle conoscenze degli indios incontrati dai colonizzatori nella spettacolare foresta amazzonica.
È invece Andrea Vesalio il primo a utilizzare l’anestesia sugli animali e, soprattutto, a portare l’autopsia nelle aule delle università. Lo stesso sistema delle gradinate adottato negli atenei si deve a Vesalio, «metodo poi esportato dall’Italia ovunque». Secondo i canoni sociali del periodo, anche l’anestesia si doveva conformare ai precetti ecclesiastici. L’esempio lampante è quello di Galileo Galilei, le scoperte cui scientifiche subirono un drastico disconoscimento da parte della Chiesa.
La modernità degli anestetici risponde invece al nome di Horace Wells, lo scopritore delle proprietà anestetizzanti del protossido di azoto e del suo impiego nella odontoiatria. Ma anche protagonista della diatriba con William Green Morton, il suo assistente, per i diritti sottratti della scoperta scientifica. Motivo per cui Horace Wells diventerà successivamente sperimentatore del cloroformio, e anche dipendente, con effetti disastrosi sulla propria vita.
Il primo apparecchio di anestesia venne realizzato nel 1866; si trattava di una macchina in grado di regolare il dosaggio dei farmaci anestetici. L’impiego dell’intubazione per facilitare la respirazione del paziente si deve a un’epidemia di difterite, dove ai pazienti con problemi di faringe si praticava un’incisione sulla trachea.
L’intubazione del paziente è una reminiscenza di questo metodo di respirazione tracheale: anche durante la paralisi muscolare della cassa toracica, il paziente può respirare l’ossigeno misto azoto permeato dalla macchina fino ai tessuti periferici.

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