venerdì 25 febbraio 2011

Escher e Second Life


Si è tenuta martedì 22 febbraio una serata dedicata ad Escher (1898-1972), il grande artista olandese ora di gran moda sul metaverso per le sue geniali intuizioni sul rapporto fra virtuale e reale nella rappresentazione figurativa.
L'evento si è svolto nell'ambito del circuito culturale di Second Physics, come di consueto sotto forma di conversazione amichevole e pertanto scevro da sussiegosi toni accademici; i conduttori sono stati Talete Flanagan, divulgatore storico del gruppo, e Suapte Dionysus, esperta in new media art e brillante comunicatrice, oltre che esperta e padrona della materia.
Argomento principe è stato proprio il rapporto, cui prima facevamo riferimento, tra Escher e i mondi virtuali con i problemi legati alla loro rappresentazione bidimensionale. In questo senso egli fu un pioniere, in quanto iniziò ad usare tecniche di disegno alla base della modellazione grafica in 3d quando ancora non esistevano i mezzi tecnici per farlo. Per andare oltre le due dimensioni e conferire al disegno una sia pure illusoria profondità, egli mise a punto sofisticati artifici geometrici, virtualmente trascinando, ruotando e ridimensionando gli oggetti rappresentati, che assumevano singolari caratteristiche di tridimensionalità e "movimento",
Le sue opere sono in gran parte xilografie, litografie ed incisioni su legno, e questo la dice lunga sulla sua predilezione per il disegno inteso come base per lo sviluppo della sua concezione artistica. Ed è un disegno che asseconda l'occhio di chi guarda, lo "inganna" per arrivare ad un climax estetico giocato su di una dichiarata e ragionata mistificazione intellettuale, e si identifica con esso per elaborare una non-realtà metafisica paradossalmente più verosimile di un'impossibilità fisica. Difficile trovare angoli retti nelle sue opere: le linee dei contorni sono smussate, ora concave, ora convesse, ma sempre tese a permettere l'intersecazione dei piani, la moltiplicazione delle prospettive e - non senza accezioni filosofiche - la compenetrazione di mondi (paralleli?).
Il disegno è una illusione - sembra dirci Escher e lo ribadisce Suapte- ma si scaglia contro la tirannia della gravità e la prigione della bidimensionalità del foglio o del supporto, rompendo i codici narrativi classici nella rappresentazione di ciò che si percepisce.
Da un' unica focale caratteristica dell'arte figurativa classica, Escher passa a più focali, introducendo l’occhio del pittore all’interno dell’opera, con differenti punti di vista anche simultanei (come nel cinema); lo sguardo dell’artista finisce così per osservare la scena che dipinge nell’atto del raffigurare l’opera stessa che prende forma (un artificio di cui fu antesignano Velasquez nel celebre dipinto "Las Meninas"), in un sottile gioco di specchi psicologici e richiami logici che si interroga e ci interroga sulla natura stessa della conoscenza umana.
La conversazione è proseguita con l'accostamento suggerito da Talete tra Escher ed i pittori surrealisti, in particolare Magritte, artista profodamente diverso ma con alcuni punti in comune col Nostro nel momento in cui ambiguamente ci suggerisce ciò che non è - e non può essere se non nella mente e nell'opera dell'artista stesso - , anche se le motivazioni e l'approccio tecnico e concettuale alla base della loro produzione sono del tutto estranei fra loro.




Le implicazioni estetiche, logiche, matematiche, geometriche e fisiche di tutto ciò, come giustamente sottolineato dai conduttori, sono piuttosto complesse ed articolate, e coinvolgono, oltre a questioni squisitamente topologiche, concetti quali l'autoreferenzialità di un soggetto raffigurato in rapporto a se stesso ed all'autore (come nella celebre incisione delle due mani che si disegnano a vicenda),






il moto perpetuo (come nel famoso mulino in cui un trucco percettivo permette il disegno di una cascata che aziona il mulino stesso e la stessa acqua torna ad alimentare la cascata),







il processo ricorsivo della rappresentazione "l'uno dentro l'altro" di un soggetto autoreplicantesi in una successione infinita (come nella "galleria di stampe", in cui un visitatore, guardando fuori da una finestra della galleria, rivede l'edificio contenente anche se stesso, e così via)


ed il concetto stesso di infinito, inteso sia in senso matematico che filosofico (come nelle opere sul tema del limite del cerchio, paradossalmente illimitato nel suo espandersi nell'infinitamente piccolo), preludio alle geometrie frattali.
In conclusione della lezione i numerosi interventi hanno testimoniato l'interesse suscitato dall'argomento nell'attento uditorio. Sono stati discussi nel dibattito finale molti dei temi affrontati in precedenza, tra i quali l'accusa di intellettualismo cerebrale e fine a se stesso che spesso viene rivolta all'opera di Escher; la sua modernità, tuttavia, com'è stato spiegato da Suapte e Talete, in gran parte la smentisce: il suo virtuosismo non è un fine, ma un mezzo per racchiudere nella rappresentazione bidimensionale la percezione completa della realtà, e per estrinsecare l'illusione nascosta della prospettiva tradizionale.
Come c'era da aspettarselo, il lavoro di Escher, anticipatore della grafica avanzata tridimensionale, ha trovato riscontro in Second Life da parte di numerosi artisti che hanno cercato di mettere in pratica i temi escheriani applicati al mondo virtuale; tra di essi Solkide Auer, presente alla conversazione, che ha illustrato i principi ispiratori della sua opera.

Al termine della serata ci siamo fatti strada a fatica attraverso la folla di avatar che attorniava i conduttori complimentandosi con loro ed abbiamo rivolto qualche domanda a Suapte:
D: cosa ne pensi dell'iniziativa di dedicare una serata ad Escher?
R: iniziativa lodevole, per la modernità di Escher e per un concetto basilare che a me preme sottolineare: in SL esistono due modi di intendere la realtà virtuale, uno è che i mondi virtuali devono assomigliare al vero, l'altro è che i mondi virtuali devono scatenare la fantasia, per cui mi interessava introdurrre il discorso della veridicità della realtà virtuale stessa
D: c'è qualche aspetto che intendevi sottolineare?
R: certo, mi interessava molto riflettere sull'atto della percezione attiva perchè trovo che sia alla base dell'interattività e dell'immersività
D: secondo te in che misura può essere significativo il fatto che si parli di Escher in un mondo bidimensionale come SL?
R: in SL esiste una tridimensionalità simulata: Escher ha cercato con i mezzi a sua disposizione di crearla con l'ingegno prima che la tecnologia la rendesse possibile con la computer grafica in 3D, e i suoi procedimenti grafici possono in qualche modo essere accostati alle metodiche di building usate per creare forme ed oggetti in SL



Per concludere una curiosità: guardate come una delle "macchine impossibili" di Escher, per la precisione il mulino, sia stata apparentemente costruita e filmata dal vero


Si tratta di un'illusione prospettica, di un trucco cinematografico o della realizzazione dell'antico sogno del moto perpetuo, in barba a tutte le leggi della fisica? A voi l'ardua (ma non troppo...) risposta!



Pinovit Pinion

5 commenti:

Blog di Paperino Paolino ha detto...

Ciao,
Appassionante Escher, peccato non aver potuto partecipare all'evento.
I rete ho trovato questo tubo divertente
http://www.youtube.com/watch?v=0v2xnl6LwJE
ancora nessuno ha capito quale sia il trucco.
A presto, Zag.

Blog di Paperino Paolino ha detto...

hoops, è lo stesso del articolo di Marjorie, sorry :)

pinovit ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
pinovit ha detto...

A dire ilvero l'articolo è di Pinovit, che sarei me...

Marjorie Fargis ha detto...

manco un paio di giorni e mi tirano in mezzo senza alcun pudore XD
Sì l'articolo è stato scritto da Pinovit, io non ne ho alcun merito...se non quello di aver scovato questo reporter d'eccezione :)))

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